I dissenzienti grillini e il Governo a rischio

7 Marzo 2019
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È normale che Pd e Leu dipingano come l’anticamera del Far West la legge sulla legittima difesa passata alla Camera dei deputati ed ora in attesa del voto definitivo al Senato. Ma chiunque abbia letto il provvedimento senza pregiudiziali di sorta e senza doverne necessariamente sottoporlo ad esigenze di propaganda politica, si è reso conto che il rischio di trasformare il Paese in un Far West dominato dall’uso indiscriminato delle armi è del tutto inesistente. La legge non legittima alcun uso incontrollato della violenza ma si limita a ridimensionare la discrezionalità dei magistrati nelle incriminazioni e nei giudizi di chi subisce una aggressione e reagisce appellandosi alla legittima difesa.

Per questo la decisione di 25 deputati del Movimento Cinque Stelle di disertare la seduta e non votare l’approvazione della legge sulla legittima difesa, non può essere archiviata come una dissociazione occasionale dovuta ad una particolare sensibilità personale, ma va considerata come un preciso segnale politico rivolto alla Lega ed al gruppo dirigente grillino.

Il messaggio rivolto alla Lega è fin troppo evidente. Al Senato, dove il provvedimento è atteso per l’approvazione definitiva, la maggioranza si regge su pochissimi voti. Se la legge dovesse subire la dissociazione di una decina di grillini e passare grazie ai voti determinanti di Forza Italia e Fratelli d’Italia, la crisi di governo sarebbe automaticamente aperta. Lo stesso messaggio è indirizzato a Luigi Di Maio con una aggiunta ancora più inquietante. Quella secondo cui la crisi non segnerebbe solo la caduta del Governo Conte, ma anche la spaccatura della rappresentanza parlamentare del Movimento Cinque Stelle alla vigilia delle elezioni europee.

Il segnale, dunque, è che la dissidenza grillina non è più individuale ma si va progressivamente organizzando ed estendendo e che è pronta anche ad atti estremi pur di convincere Di Maio a bloccare la forza sempre più espansiva della Lega.

L’irrigidimento sulla Tav sembra indicare che il gruppo dirigente grillino non sottovaluta affatto la sortita dei dissociati sulla legittima difesa. Ma questo significa che il Governo è a rischio e che dopo le elezioni europee potrebbe essere affondato dallo stesso Di Maio per salvare l’unità del Movimento Cinque Stelle.