SS Lazio


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Redazione20 Maggio 2019

Vittorio Feltri ha sostenuto che la Lazio non si deve vantare di aver vinto la Coppa Italia ma vergognarsi di averlo fatto a causa del rigore non concesso per il fallo di mano di Bastos e dell’invito ad andare in quel posto mandato da Claudio Lotito all’allenatore atalantino, imbufalito per la presunta ingiustizia subita.

Feltri ha scritto che la partita della Lazio è stata “vomitevole” e che la squadra biancoceleste si è comportata in maniera cafonesca, a conferma che la mancanza di stile sta dominando anche nel mondo del calcio.

Naturalmente, avendo visto la partita (dubito che Feltri l’abbia fatto), penso che definire vomitevole una partita giocata alla spasimo da entrambe le squadre sia una esasperazione giustificata solo dalla delusione di un tifoso convinto che la vittoria dovesse spettare per diritto (divino o semplicemente nordico) ai propri colori. Del rigore non parlo perché non lo ha visto nessuno, né in campo, né sulle panchine, né sugli spalti, né tra gli addetti del Var. Così come non parlo delle recriminazioni sui falli ai danni di Correa che avrebbero potuto portare all’espulsione di un difensore atalantino.

Mi permetto di avanzare una sola considerazione, invece, sul tema dello stile che per Feltri sarebbe degradato a cafonaggine per colpa laziale. La considerazione è che la predica giunge da una cattedra inappropriata. Feltri è un arbiter elegantiarum in tema di vestiario, ma è destinato a passare alla storia del giornalismo italiano come il promotore di uno stile e di un linguaggio talmente popolare e colorito da apparire troppo spesso sguaiato e volgare.

Il direttore di “Libero” rivendica il proprio diritto a scrivere e parlare come meglio crede. Ma pretendere di essere il bue che dà del cornuto all’asino è decisamente troppo. Anche per un tifoso deluso.

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Redazione21 Marzo 2019

La società sportiva SS Lazio continua nel suo progetto sociale contro il bullismo: stamattina (21 marzo) i calciatori Riza Durmisi e Marco Parolo, insieme al team manager Maurizio Manzini e al responsabile della comunicazione Arturo Diaconale hanno fatto visita all’Istituto Comprensivo Nino Rota in via Francesco Saverio Benucci 32 di Roma.

Il team manager, Maurizio Manzini, presenta l’evento: “Volevo ringraziare i presenti perché noi andiamo molto volentieri a queste riunioni, soprattutto quando le classi non sono composte da alunni molto grandi. Da voi prendiamo la vostra allegria, il vostro entusiasmo, la vostra voglia di giocare e studiare. Mi auguro avrete un futuro di successo, nella vita bisogna combattere per emergere”.

Prende poi la parola Diaconale: “L’Aquila è il simbolo della Lazio perché nell’antichità i romani aspettarono dei segni per costruire la città di Roma. Nel cielo videro volare sul Campidoglio un’aquila e da allora questo animale è divenuto il simbolo della nostra città e successivamente anche della Lazio. L’aquila è il racconto delle nostre origini e di ciò che siamo. La nostra presenza nelle scuole è utile per testimoniare che la lealtà è importante nella vita come nello sport. I calciatori della Lazio insieme alla Regione stanno combattendo anche il bullismo con una serie di attività. Per tradizione, abbiamo aderito anche a questo progetto e siamo qui per spiegare come non si debbano compiere atti di bullismo, questo fenomeno si basa esclusivamente sulla vigliaccheria. I bambini non devono conoscere questo sentimento. L’educazione nelle scuole è fondamentale per arginare il bullismo e per insegnare ai più giovani quali sono gli atteggiamenti da non svolgere nella nostra società”. E sul tema del bullismo aggiunge: “Sbagliato attuare forme di prevaricazione sulle persone. Se vedete fenomeni di questo genere dovete impedirli. Voi bambini dovete solamente volervi bene.”

Gli studenti non hanno risparmiato domande hai calciatori che, hanno ribadito l’importanza non solo dello sport in generale ma dei valori che esso veicola. Come ha detto Marco Parolo: “Siamo un esempio di gente che vive in gruppo, con calciatori provenienti da tutto il mondo. Proviamo a trasmettere il rispetto e i valori corretti. Bisogna saper coinvolgere, non escludere”.

 

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Redazione19 Gennaio 2018

Scrivo queste considerazioni spogliandomi del ruolo di responsabile della Società Sportiva Lazio e rientrando nei miei panni tradizionali di giornalista con lunga esperienza di analista politico alle spalle. Mi colpisce come la maggior parte dei giornalisti sportivi che seguono sui principali media nazionali le intricate vicende della Figc abbia scoperto che l’unico nesso di quanto sta avvenendo per la scelta del successore di Carlo Tavecchio al vertice del calcio italiano sia il cosiddetto “antilotitismo”. Cioè una alleanza tra le più diverse componenti della Federcalcio non per un progetto di innovazione, di rilancio e di sviluppo dell’organismo che dirige e controlla lo sport più popolare e amato del Paese. Ma, molto più semplicemente e anche pedestremente, per contrastare e colpire Claudio Lotito, dipinto nelle maniere più disparate, da Attila distruggitore ad ammaliatrice Lolita (il gioco di parole Lotito-Lotita) del calcio nazionale, da gaffeur per Sinagoghe e dintorni a ducetto incapace di fornire sogni ai tifosi, da manovratore occulto e palese di politica, Agenzia delle Entrate, nomine federali e vicende calcistiche varie a frenetico manovratore in contemporanea di sei telefonini per meglio sfogare la propria incontenibile bulimia verbale.

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elog11 Dicembre 2017

Caro Maurizio Crozza,

se tutti tifosi laziali fossero iscritti di Forza Nuova (gruppuscolo neo-fascista formato da alcune centinaia di aderenti) ci sarebbe già stata una seconda Marcia su Roma e tu, dopo essere stato costretto a bere mezzo litro di olio di ricino, saresti stato mandato al confino. Ma la stragrande maggioranza delle migliaia di tifosi laziali sono liberal berlusconiani, postdemocristiani, renziani perplessi, laici moderati, neocomunisti, grillini e anche astensionisti praticanti.

Così la seconda Marcia su Roma non c’è stata e tu, sia pure a prezzo di un po’ di stitichezza, hai evitato il confino e, con i tuoi autori, sei libero di dire tutte le sciocchezze che credi.

Al posto tuo ringrazierei i tifosi laziali che, con il loro pluralismo, ti hanno salvato e ti hanno permesso di calunniarli!

Buon Natale biancoceleste!

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elog22 Novembre 2017

Anna Frank sorridente che indossa la maglia della Roma con sopra scritto “A pippe”. Anna Frank allegra che esibisce un taglio di capelli alla Radja Nainggolan. Anna Frank che imita felice Francesco Totti presentandosi in divisa giallorossa con la fatidica scritta “vi ho purgato ancora”.

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elog27 Ottobre 2017

Per una regola che mi sono imposto evito accuratamente di occuparmi su “L’Opinione” delle attività che svolgo in aggiunta a quella di direttore responsabile della mia testata. Solo in casi particolarissimi tratto sul giornale delle vicende della Rai, di cui sono un componente del Consiglio di Amministrazione, e della Società Sportiva Lazio, dove svolgo il ruolo di direttore della comunicazione e portavoce del Presidente Claudio Lotito.