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Redazione11 luglio 2018

Bella e apodittica frase quella del Presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, secondo cui “la scelta dei componenti del futuro Consiglio di Amministrazione della Rai è un banco di prova per la legislatura”. Bella, apodittica ma destinata a risolversi nella conferma che il bando di prova attuale sarà in tutto simile a quello delle passate legislature e che la scelta dei componenti dell’organo di controllo e di indirizzo dell’azienda del servizio pubblico radiotelevisivo avverrà con le stesse e identiche modalità seguite nel corso dell’intera storia dell’Italia repubblicana.

Non c’è bisogno di compiere difficili e complicate indagini per prendere atto che più si avvicina la data dell’elezione dei quattro componenti del Cda Rai di competenza di Camera e Senato e l’indicazione dei due consiglieri da parte del Governo, più si moltiplicano, si accavallano e si intrecciano le trattative tra le diverse forze politiche presenti in Parlamento. Tutte queste trattative non riguardano i nomi dei futuri consiglieri. Tale questione viene affrontata in seguito. Prima ancora della scelta delle persone c’è da definire l’equilibrio tra i partiti in termini di divisione (o, se vogliamo, spartizione) delle poltrone. A chi spetta l’Amministratore delegato, cioè il vero “padrone” dell’azienda? Al Movimento Cinque Stelle o alla Lega? E il Presidente? E tra i quattro consiglieri di nomina parlamentare dovrà figurare qualcuno riconducibile ai partiti d’opposizione oppure le forze di maggioranza decideranno di fare il pieno delle poltrone?

I nomi vengono dopo la risposta a questi interrogativi. Sicuramente dovranno essere scelti sulla base delle competenze indicate nei curricula dei candidati. Ma l’applicazione del criterio della competenza potrà scattare solo successivamente all’applicazione di quello della divisione politica. E, proprio per questa ragione, cioè della competenza che segue la politica e che alla politica è subordinata, ogni nome prescelto, anche quello più autonomo, indipendente e prestigioso, non potrà non essere etichettato come espressione di questo o quel partito.

Si tratterà della solita ripetizione delle vecchie pratiche lottizzatorie, quelle che il Presidente Fico vorrebbe evitare e cancellare? Niente affatto. È solo l’applicazione della democrazia rappresentativa e del rispetto di quel pluralismo sancito dalla Costituzione e da una infinità di sentenze della Corte costituzionale. Il problema, in ultima analisi, è il Parlamento democratico. Ed è singolare che a pensare di ignorarlo possa essere il Presidente della Camera!

 

 

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elog29 novembre 2017

Il ministro Carlo Calenda ha rilasciato un’intervista a Giovanni Minoli in cui ha affermato di essere favorevole alla privatizzazione della Rai e alla distribuzione dei proventi del canone a tutte quelle emittenti private che “fanno servizio pubblico”.

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elog12 ottobre 2017

Con i cambi al vertice che finiranno all’attenzione del Cda buona parte di quel che resta della Rai disegnata da Antonio Campo Dall’Orto sarà relegata al passato: dei direttori delle tre reti generaliste scelti dall’ex dg un anno e mezzo fa, in una delle principali operazioni editoriali della sua gestione, ne resterà soltanto uno, in una posizione meno prestigiosa.

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elog24 maggio 2017

Adesso la vulgata favorevole ad Antonio Campo Dall’Orto sostiene che la bocciatura del piano sull’informazione è stato solo un pretesto dietro il quale si è nascosto l’obiettivo di riportare la Rai sotto il tallone della politica.

elog5 marzo 2017

Adesso ci sarà sicuramente qualche bello spirito che griderà all’uovo di Colombo, ma il sorteggio inteso come alternativa al metodo della rappresentanza democratica è una formula vecchia quanto il cucco. Che produce solo danni.

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elog14 gennaio 2017

La Rai è irriformabile. Lo hanno stabilito Roberto Fico ed Aldo Grasso. Ed essendo il primo Presidente della Commissione di Vigilanza della Rai ed il secondo il più acclamato critico televisivo d’Italia, la sentenza pare inappellabile.

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elog5 gennaio 2017

Ma il Consiglio di Amministrazione della Rai avrebbe mai bocciato a stragrande maggioranza il piano editoriale di Carlo Verdelli se il Governo Renzi avesse vinto il referendum del 4 dicembre scorso e fosse rimasto in carica più forte che mai?

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elog4 gennaio 2017

Il piano editoriale predisposto da Carlo Verdelli e dalla sua struttura si propone di operare un cambiamento radicale della Rai.