La schizofrenia governativa sulla Rai | Arturo Diaconale

29 Novembre 2017
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Il ministro Carlo Calenda ha rilasciato un’intervista a Giovanni Minoli in cui ha affermato di essere favorevole alla privatizzazione della Rai e alla distribuzione dei proventi del canone a tutte quelle emittenti private che “fanno servizio pubblico”.

In risposta immediata alle affermazioni di Calenda, il sottosegretario Antonello Giacomelli ha replicato di essere contrario alla privatizzazione di asset strategici del Paese e di considerare che “ci sia sempre più bisogno del servizio pubblico e del ruolo che la Rai garantisce”.

Le posizioni di Calenda e Giacomelli sono assolutamente legittime. Ma hanno il difetto di essere state espresse da due autorevoli componenti non di forze politiche agli antipodi, ma dello stesso Governo. E possono essere considerate la riprova tangibile e inoppugnabile della schizofrenia con cui i governi di centrosinistra che si sono succeduti nel corso dell’attuale legislatura hanno affrontato il tema del sistema informativo nazionale e dell’azienda radiotelevisiva pubblica. Sul piano formale c’è stato un indirizzo costante teso a riaffermare la centralità della Rai nel sistema radiotelevisivo italiano; indirizzo che è stato talmente accentuato da produrre una legge che ha trasformato l’azienda di viale Mazzini in un’emanazione del Governo e non più del Parlamento. Ma sul piano reale non è passato un solo giorno senza che un qualche esponente autorevole della maggioranza governativa non sparasse a palle incatenate contro la Rai dimostrando di tenere in alcun conto l’indirizzo della riaffermata funzione e centralità dell’azienda pubblica.

Il risultato di tanta schizofrenia non è solo la difficoltà in cui si dibatte il servizio pubblico, ma anche lo stato di sofferenza dell’intero sistema informativo nazionale. Che non riesce a uscire dalla crisi e che rischia di essere travolto dalla concorrenza internazionale sempre più forte, estesa e agguerrita. Nessuno è in grado di prevedere il risultato delle prossime elezioni politiche. Ma qualunque esso sia appare indispensabile che tra le tante preoccupazioni della futura maggioranza ci sia quella di farla finita con la schizofrenia sul delicatissimo tema dell’informazione.