I grillini protestano contro se stessi al governo

6 Febbraio 2020
diaconale6febbraio2020.jpg

Luigi Di Maio ha chiamato alla mobilitazione di piazza i militanti grillini per protestare contro chi punta alla restaurazione abolendo i provvedimenti più significativi realizzati dal Movimento Cinque Stelle durante la sua presenza al governo del paese. Il 15 febbraio, quindi, il popolo grillino manifesterà la propria opposizione al disegno in atto ribadendo che difenderà ad ogni costo l’abolizione dei vitalizi, il taglio dei parlamentari, il reddito di cittadinanza e, naturalmente, il blocco della prescrizione.

L’appello alla mobilitazione di Di Maio si presta a diverse letture. C’è quella che lo considera come una mossa dell’ex capo politico per riprendere il bastone del comando del movimento prima degli stati generali. C’è quella che lo interpreta come una sollecitazione rivolta alla base a superare le divisioni e le difficoltà del momento ricompattandosi attorno ai temi identitari più profondi del partito. E c’è quella, infine, che lo vede come un invito a Giuseppe Conte a non dimenticare mai di dipendere dal Movimento Cinque Stelle, forza maggioritaria della coalizione di governo, se non vuole ritrovarsi di colpo fuori da Palazzo Chigi.

Probabilmente ogni lettura contiene una parte di verità. Con la sua iniziativa Di Maio rilancia la propria leadership puntando sul richiamo alla identità del movimento e lasciando intendere che per salvare questa identità non avrebbe alcuna difficoltà a mandare a casa Giuseppe Conte.

Tutto giusto e tutto chiaro, allora. Tranne un aspetto che manca a queste letture e che riguarda l’anomalia della vicenda. Nella storia i restauratori fanno sempre parte degli oppositori dei governi che hanno realizzato i provvedimenti più qualificanti delle rivoluzioni. Nel nostro caso, invece, il partito di maggioranza relativa della attuale coalizione governativa scende in piazza per manifestare contro dei restauratori che risultano essere non solo quelli dell’opposizione ma anche quelli della stessa maggioranza di cui il Movimento Cinque Stelle fa parte.

Di fatto, quindi, a parte la bizzarria di vedere definiti restauratori quei leghisti con cui i grillini hanno varato alcuni dei loro provvedimenti più identitari, l’M5S scende in piazza contro il governo. A testimonianza che il partito di maggioranza relativa non è in grado di esercitare il suo ruolo di preminenza nella coalizione governativa ed esprime questa difficoltà e questo disagio mobilitando la propria base contro la propria presenza al governo.

C’è ancora qualcuno convinto che Conte possa arrivare a fine legislatura?