Il dato immodificabile del centrodestra | Arturo Diaconale

12 Giugno 2018
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I risultati delle elezioni amministrative indicano quanto era già emerso nelle elezioni politiche del 4 marzo. La coalizione di centrodestra rappresenta la maggioranza relativa del Paese. Una maggioranza che negli anni passati è stata a trazione berlusconiana, nel presente è a trazione leghista e nel futuro potrebbe essere trainata da un leader e da un gruppo dirigente proveniente da un diverso settore della variegata composizione dello schieramento.

Questo non è un dato riguardante solo la Seconda Repubblica e la sua coda attuale, ma è l’unico elemento certo di tutta la storia dello Stato unitario. La maggioranza del Paese è sempre e comunque quella che una volta si chiamava “silenziosa” e che nel corso del tempo diventa, a seconda delle circostanze, parlante o anche urlante ma rimane l’asse immodificabile della politica nazionale.

Partire da questa considerazione è il modo più corretto per analizzare il futuro a breve e a lungo termine. Chi ipotizzava e ipotizza una rottura del centrodestra insegue probabilmente i propri sogni ma non tiene conto di una realtà che rimane solida. Naturalmente questa realtà assume forme diverse, si adatta ai tempi, si plasma attorno alle leadership e ai fermenti dominanti nelle diverse fasi politiche. Romperla non significa solo trasformare una maggioranza ampia in una serie di minoranze subalterne alle forze politiche concorrenti, ma anche perdere la sintonia con gli umori profondi e prevalenti nelle opinioni pubbliche del Paese.

Non è un caso che Matteo Salvini dimostri di aver perfettamente recepito una indicazione del genere. Certo, la sua navigazione con i Cinque Stelle nel governo nazionale appare contraddittoria con quella con il centrodestra nelle amministrazioni locali. Ma se viene condotta, come è avvenuto nella vicenda della nave Aquarius, nel rispetto del programma di centrodestra la contraddizione viene sfumata e si scarica in gran parte sull’alleato temporaneo nell’Esecutivo di Roma.

Ma se il problema di Salvini è di navigare con i grillini seguendo la stella polare del centrodestra, il problema degli altri partiti del centrodestra è di non pensare di godere in eterno della rendita di posizione garantita dalla collocazione nella maggioranza silenziosa. Debbono rigenerarsi, rinforzarsi, rappresentare al meglio quella parte di società che esprime i loro valori di riferimento. Per essere in questa fase la sponda indispensabile della Lega al governo e per mantenere sempre e comunque maggioritario il centrodestra come asse politico del Paese.