Il “facite ammuina” di Forza Italia

13 Giugno 2019
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“Facite ammuina”. L’annuncio di una imminente rivoluzione organizzativa all’interno di Forza Italia ricorda il famoso ordine attribuito alla marina borbonica. Chi sta sopra va sotto e chi sta sotto va sopra, chi sta a prua va a poppa e chi sta a poppa va a prua e via di seguito. In modo che apparentemente tutto cambi ma nella sostanza tutto rimanga immutato. Invece di nessun coordinatore almeno tre o cinque coordinatori che rinnovano i coordinatori regionali e preparano un congresso in cui il “facite ammuina” sia diretto a ribadire la regola gattopardesca del cambiamento che serve solo all’immutabilità.

L’annuncio di questa rivoluzione apparente è un segno inequivocabile della difficoltà di prendere atto che il primo ed indispensabile problema da risolvere non è quello della rotazione dei dirigenti ma quello della definizione della linea politica. Quale processo di rilancio potrebbe dare una segreteria di coordinatori formata da chi pensa che il futuro di Forza Italia sia di fare l’intendenza di Matteo Salvini, da chi è convinto che non ci sia altra strada oltre quella di diventare l’appendice scodinzolante del Partito Democratico o di chi ancora non ha scelto da che parte andare a proporsi come umile vassallo?

Può sembrare singolare che la forza politica a cui si deve, grazie all’intuizione di Silvio Berlusconi, di aver dato vita al centrodestra di governo negli ultimi venticinque anni del nostro paese non riesca a comprendere quale debba essere la propria linea e la propria collocazione nel panorama politico del paese. Certo, il centrodestra del ’94 non esiste più, i rapporti di forza all’interno dell’area inventata dal Cavaliere sono radicalmente mutati, le forze populiste e sovraniste sopravanzano di molto quelle d’ispirazione liberale, popolare, riformatrice. Ma, come dimostrano tutte le tornate elettorali che si sono tenute negli ultimi anni, l’unica maggioranza solida e vincente esistente nella società italiana è quella che vede uniti sovranisti, populisti e liberaldemocratici d’ispirazione sia cattolica che laica.

Quale può essere allora la linea politica di una Forza Italia che non tradisce l’ispirazione originaria di Berlusconi ma si adatta con realismo alla realtà del momento, se non quella di rilanciare il proprio ruolo di aggregatore delle componenti liberali, popolari e riformiste all’interno del centrodestra? Una linea del genere non può essere vassalla di Salvini o di Carlo Calenda. Se lo fosse perderebbe qualsiasi legame con il proprio elettorato. Per necessità, prima ancora che per convinzione, deve essere autonoma, indipendente ma saldamente ancorata all’alleanza del fronte alternativo alle sinistre ed al giustizialismo grillino.

Il problema degli uomini e delle donne incaricate di gestire questa linea di autonomia ed indipendenza nel centrodestra viene dopo. Ma è chiaro che per essere autonomi ed indipendenti non si può essere cortigiani. Questi ultimi pensano solo a quale possa essere il vassallaggio più utile alle proprie persone. Ed in attesa di scoprirlo fanno “ammuina”!