Il governo che nasce per fatto personale

11 Settembre 2019
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Non è la mitezza il tratto distintivo del Conte-bis ma il livore per fatto personale e per fatto politico. Il primo è quello del Presidente del Consiglio che non sembra in grado di superare l’affronto subito da Matteo Salvini con la crisi dell’8 agosto e pare deciso a trasformare la sua seconda esperienza a Palazzo Chigi in una crociata continua contro la Lega ed il suo leader. Il secondo, quello per fatto politico, è per un verso più serio di quello di un Premier troppo permaloso per diventare un uomo pubblico di livello, ma per l’altro verso molto più pericoloso. Perché mette in tutta evidenza che l’alleanza tra Pd e M5S è nata solo per impedire che il centro destra potesse vincere a mani basse le elezioni anticipate ed ha come unico e solo obbiettivo quello di scongiurare l’ipotesi che lo stesso centro destra possa fare il pieno di voti quando, presto o tardi, si andrà comunque a votare.

Il governo giallo-rosso, dunque, è nato per impedire elezioni che avrebbero segnato la sconfitta di Pd e M5S ed è destinato a rimanere in vita solo dopo aver creato le condizioni per rendere impossibile una sconfitta elettorale dei due partiti ed una vittoria di quelli avversi del centro destra.

Gli strateghi del fatto personale politico sono convinti che l’unico modo per mettere in sicurezza Pd e M5S sia di approfittare del taglio dei parlamentari voluto dai grillini per dare vita ad una legge elettorale che cancelli il residuo di maggioritario esistente nel Rosatellum ed introduca un sistema proporzionale corretto da qualche sbarramento per i partiti minori. In questo modo nessun partito potrà proclamarsi vincitore, le coalizioni di governo si formeranno dopo il voto e non saranno sottoposte al vaglio preventivo del corpo elettorale e, nei progetti degli strateghi, Pd e M5S non avranno alcuna difficoltà a ripetere ed a stabilizzare l’operazione trasformistica di adesso.

Ma, a parte la considerazione che il cambiamento del governo giallo-rosso sarebbe il ritorno alla partitocrazia della Prima Repubblica (cioè al suo aspetto peggiore), non esiste alcuna certezza che il proporzionale con il taglio dei parlamentari garantirebbe la permanenza di Pd e M5S al governo. Perché l’ultima parola spetterebbe comunque al corpo elettorale. Che potrebbe bocciare il trasformismo di sinistra e premiare una alleanza post-voto tra i partiti di destra e di centro tesa a mandare all’opposizione sia i gialli che i rossi.

Gli strateghi troppo furbi molto spesso si incartano da soli!