Il pericolo libico e la passività del governo italiano | Arturo Diaconale

31 Gennaio 2020
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Portati dalla nave Ong Viking si apprestano a sbarcare a Taranto circa quattrocento persone provenienti dalla Libia. Contemporaneamente giungono, sempre dalla Libia, notizie secondo cui navi turche avrebbero portato a Tripoli armi e munizioni inviate da Ankara in aiuto del governo Serraj ed in aperta rottura con la tregua stabilita nella conferenza di Berlino. A rendere ancora più inquietante e drammatico il quadro della situazione libica si aggiungono, infine, le informazioni secondo cui dalla Siria sarebbero arrivati, sempre attraverso il canale marittimo attivato dalle autorità turche, più di tremila miliziani ex Isis a sostegno del governo tripolino che oltre ad opporsi alle truppe del generale Haftar potrebbero infiltrarsi tra profughi decisi ad entrare nel nostro paese.

Di fronte a questa grave evoluzione della guerra in atto in Libia, il governo italiano appare pericolosamente indeciso su tutto. Apre i porti per non subire l’accusa di scarso umanitarismo senza mettere neppure in minimo conto il rischio che terroristi addestrati alla guerriglia possano mettere piede in Italia. Rimane formalmente al fianco del governo Serraj in nome di una adesione di principio alle decisioni compiute a suo tempo dalle Nazioni Unite ma evita accuratamente di trasformare in aiuto concreto questo sostegno suscitando le rampogne e le minacce del governo tripolino. E, grazie a questa posizione formale ma senza conseguenze pratiche, continua a guadagnarsi l’ostilità dichiarata del Generale Haftar e dei paesi che lo sostengono a cominciare dall’Egitto ed a finire con l’Arabia Saudita e gli Emirati.

Il governo italiano, in sostanza, non solo non esercita alcun ruolo in un conflitto che si svolge in una area di interesse vitale per il nostro paese ma, con la sua assurda passività, riesce perfettamente a rendersi inviso a tutte le parti che si contendono direttamente ed indirettamente il controllo della Libia.

Stabilire che la colpa di una totale assenza di ruolo nelle scenario libico dipenda esclusivamente dalla inadeguatezza di Luigi Di Maio nei panni di Ministro degli Esteri sarebbe non solo ingiusto ma anche profondamente sbagliato. Responsabile dell’indecisione a tutto non è solo l’omino della Farnesina ma anche il titolare di Palazzo Chigi che si preoccupa esclusivamente di apparire sui media e, soprattutto, il Partito Democratico incapace di elaborare una linea di politica estera diversa da quella fissata quando le condizioni libiche ed internazionali erano totalmente diverse.

I pericoli che gravano sull’Italia hanno padri diversi. Ma è bene denunciarli fin da ora!