Anche i grillini a rischio con la Repubblica delle toghe | Arturo Diaconale

29 Gennaio 2019
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È una logica decisamente semplicistica quella che ha spinto Luigi Di Maio ad annunciare ufficialmente che i parlamentari del Movimento Cinque Stelle voteranno a favore della richiesta del rinvio a giudizio di Matteo Salvini per la vicenda della nave “Diciotti”.

I grillini, ha spiegato il capo politico del Movimento, non possono tradire la loro ispirazione originaria favorevole alla trasformazione automatica di ogni avviso di garanzia in una verifica processuale. “Tanto – ha aggiunto a sua volta il leader grillino extraparlamentare Alessandro Di Battista spiegando che il processo a Salvini non mette in discussione l’alleanza di governo con la Lega – poi lo assolvono”.

Come dire che il Movimento Cinque Stelle è convinto che l’iniziativa del Tribunale dei Ministri di Catania è totalmente infondata e porterà inevitabilmente alla assoluzione di Salvini. Ma per rispettare fino in fondo la propria identità giustizialista in Parlamento voterà a favore del rinvio a giudizio del leader leghista. Non si capisce bene come questa decisione del M5S si concili con la richiesta di Salvini di vedere respinta dal Senato l’autorizzazione a procedere. Ma tant’è!

Sulla carta la soluzione grillina al conflitto tra politica e magistratura riproposto dalla vicenda “Diciotti” sembra essere l’uovo di Colombo. Sì al processo al vicepresidente del Consiglio perché la previsione che la sua assoluzione sarà scontata eviterà qualsiasi pericolo di crisi di governo. In questo modo la natura giustizialista grillina viene salvaguardata e la crisi di governo evitata.

Purtroppo, però, la semplicità dello schema nasconde alcuni problemi. Il primo è che l’assoluzione di Salvini non è affatto scontata. Non perché le argomentazioni dei magistrati catanesi siano chiaramente infondate. Ma perché la giustizia italiana è una ruota della fortuna impazzita, che può riservare qualsiasi sorpresa. Anche una condanna tesa a far saltare un governo!

Il secondo dei problemi, poi, è quello più serio e grave. Se, come vogliono i grillini, si fissa il principio che il giudizio della magistratura è comunque prevalente sulle scelte della politica, si crea una situazione in cui qualsiasi iniziativa del governo rischia di essere sottoposta alla verifica dei giudici. Anche quella del blocco della Tav e delle altre grandi opere, compresa quella ricostruzione delle zone terremotate del centro Italia mai avviata né dai governi del centrosinistra, né da quello giallo-verde. Chi paga il danno erariale provocato da scelte politiche irresponsabili come quelle che bloccano i lavori e non ricostruiscono il Paese? E se un qualsiasi Tribunale dei Ministri chiedesse il processo del Presidente del Consiglio e dei vertici dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, Danilo Toninelli in testa, per i danni provocati alle casse dello Stato ed al Paese?