Csm, ipocrisia e sistema malato | Arturo Diaconale

5 Giugno 2019
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Nel Conclave, per la scelta del nuovo Papa, interviene lo Spirito Santo. Nel Consiglio superiore della magistratura, per la designazione dei Procuratori Capo delle principali procure nazionali, intervengono le correnti.

La differenza, anche se apparentemente scherzosa, non è di poco conto. Perché anche i cardinali di Santa Romana Chiesa sono organizzati in gruppi e gruppetti orientati in maniera diversa e tra loro conflittuali. Anche loro trattano, s’incontrano, discutono e litigano in massima riservatezza per arrivare ad un accordo sul nome del successore di Pietro. Ma questo reticolo di relazioni, spesso segnate da perfidie e malevolenze poco cristiane, sono coperte dalla licenza religiosa data dallo Spirito Santo. E, sempre che al terzo elemento della Trinità non spunti una vocazione giustizialista, ogni oscurità e possibile nefandezza viene coperta dalla comune volontà di attribuire sempre e comunque la scelta del Papa alla volontà superiore, indiscutibile ed infallibile per definizione.

Nel Csm le correnti non possono appellarsi allo Spirito Santo. Anche se sono rappresentate da magistrati prestigiosi, le loro manovre per la scelta dei capi delle Procure e delle massime nomine della magistratura hanno come unica copertura la riservatezza. Che nel passato dipendeva dalla prudenza e dalla accortezza degli artefici delle varie manovre. Ma che adesso è alla mercé di un qualsiasi aggeggio che si inserisce nei telefonini e rende noto agli inquirenti ed al grande pubblico ogni minimo particolare della vita e delle attività non solo di chi è sottoposto ad una qualsiasi indagine, ma anche di chi lo frequenta a qualsiasi titolo.

C’è, dunque, grande ipocrisia nella campagna all’insegna di una presunta questione morale che si sta sviluppando attorno al caso Palamara ed alle nomine del Csm. I componenti del massimo organo di autogestione della magistratura si comportano abitualmente come i cardinali in Conclave. Ma non godono della stessa impunità e, anzi, sono facile bersaglio di chi, all’interno della categoria, pensa che il modo migliore per far saltare gli accordi delle manovre riservate sia il ricorso a quella gogna mediatica che tanto bene funziona sul mondo della politica o dell’economia.

Accanto a questa ipocrisia, però, c’è il sistema correntizio della magistratura che va messo sul banco degli imputati. Perché non funziona, perché alimenta verminai e perché distrugge l’immagine di chi deve amministrare la giustizia.

È arrivato il momento di eliminare il sistema bacato!