La riforma della giustizia imposta dai fatti

6 Giugno 2019
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C’è molta schizofrenia in quanti s’indignano per le cene in cui i rappresentanti delle correnti della magistratura s’incontrano per tessere trame (che essendo notturne sono ovviamente oscure) sulle nomine dei capi delle Procure. E contemporaneamente si ergono a difesa dell’indipendenza della magistratura quando Matteo Salvini denuncia il fenomeno di giudici che manifestano pubblicamente il loro sostegno all’accoglienza indiscriminata ed emettono sentenze ispirate rigorosamente alle proprie convinzioni politiche.

L’indipendenza della magistratura dovrebbe valere in entrambi i casi. Non solo in quello in cui i giudici interpretano la legge sulla base delle proprie convinzioni politiche, ma anche in quello in cui si riuniscono in cene aperte anche ad esponenti di un partito per trovare intese sulle nomine dei procuratori. Invece in questo momento le trame sono oscure e fanno scattare sdegno, condanna ed esecrazione mentre la denuncia di un comportamento politico nell’uso della giustizia suscita furibonde levate di scudi in difesa del diritto inalienabile del magistrato a nutrire e manifestare le proprie opinioni politiche.

La spiegazione di tanta bizzarra schizofrenia non è il doppiopesismo morale ma il diverso interesse politico. Dipingere gli artefici delle trame oscure come una banda di toghe degenerate da espellere dalla magistratura è il modo migliore per favorire un ricambio nel Csm che veda la prevalenza di quelle correnti di sinistra estrema su quelle più moderate uscite vincitrici alle ultime elezioni interne alla categoria. Al tempo stesso, difendere le toghe che applicano la legge sulla base delle proprie convinzioni ideologiche è uno dei tanti modi per creare problemi al ministro dell’Interno, Matteo Salvini. A cui non si perdona di aver vinto le elezioni europee e di essere diventato l’avversario principale di quella parte della sinistra che da sempre nasconde dietro il diritto del magistrato-cittadino a manifestare le proprie opinioni la tentazione e la pratica ad usare la giustizia come strumento di battaglia politica.

A fare danni ed a provocare una ennesima ondata di sfiducia dei cittadini nei confronti dell’intero sistema della giustizia, però, sono sia le cene dei congiurati correntizi che le sentenze ispirate alle convinzioni politiche ed ideologiche. E per eliminare questa sfiducia c’è un solo modo: riformare alle radici il sistema che consente la degenerazione delle correnti e l’interpretazione politica della legge!