Due osservazioni alla proposta di Bonomi

4 Ottobre 2019
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Abolire quota cento, il reddito di cittadinanza, gli ottanta euro di renziana memoria ed investire le somme risparmiate sulla riduzione drastica del cuneo fiscale. La ricetta per rilanciare l’economia del paese proposta dal presidente dell’Assolombarda Carlo Bonomi non fa una grinza. È fondata sulla considerazione  che per far ripartire lo sviluppo non c’è altra strada che cancellare l’assistenzialismo. E proprio per questo non può non essere condivisa e sostenuta da chi da sempre si batte contro lo stato burocratico-assistenziale che ingoia risorse ed impedisce di produrne.

Per onestà intellettuale, però,  alla proposta del Presidente dell’Assolombarda vanno mosse due osservazioni di fondo. La prima è che chiedere al governo formato dall’incontro tra due forze che hanno come unico punto di coesione l’assistenzialismo è totalmente illusorio. Può essere che la quota cento fortemente voluta dalla Lega nel primo governo di Giuseppe Conte venga lasciata decadere dal secondo governo dello stesso Conte. Ma è certo che le risorse derivanti dalla scomparsa della misura voluta da Matteo Salvini per sanare i guasti provocato dalla legge Fornero, verrebbero investite in altre forme di assistenzialismo. Perché a questo porta la natura del governo giallo-rosso. Ma, soprattutto, perché l’assistenzialismo è l’unico modo con cui ogni forza politica arrivata al governo cerca di conservare il consenso nei tempi brevi.

Chiedere la drastica riduzione del cuneo fiscale attraverso la eliminazione delle misure assistenzialiste, quindi, è solo una mozione di principio senza alcuna possibilità di applicazione pratica. A Bonomi ed agli imprenditori italiani, però, non possono essere rimproverati per la riproposizione di un principio sacrosanto. Semmai, ed è questa la seconda osservazione di fondo, va contestato loro la scarsa coerenza tra la condanna dell’assistenzialismo e la tendenza ad essere sempre e comunque al fianco di tutti i governi che hanno fatto delle spese assistenziali per guadagnare consenso il loro impegno esclusivo.

Il governismo degli imprenditori italiani, si sa, è fisiologico. Per precise ragioni storiche. Ma per crescere, oltre al taglio del cuneo fiscale, non sarebbe necessaria anche una misurata autonomia dal potere dello stato?