Giusto o sbagliato, stare con l’Occidente | Arturo Diaconale

7 Gennaio 2020
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Finite le certezze della guerra fredda che avevano consentito all’Italia di delegare la propria politica estera (con la sola eccezione dei rapporti con il mondo arabo per le forniture energetiche) agli Stati Uniti ed alla Nato, il nostro paese ha vissuto per tutta la fase della Seconda Repubblica in bilico tra la fedeltà ai vecchi vincoli e l’ansia di sostituirli con dei nuovi. La rottura del 2011, quella che segnò la caduta del governo Berlusconi e l’avvento del governo tecnico di Monti, ha avviato un processo che ha portato una classe politica dominata dalla vecchia cultura ancora egemone del cattocomunismo, a sostituire progressivamente il vecchio ancoraggio alle boe degli Stati Uniti e della Nato alle boe dell’Unione Europea e dell’Onu. Il governo attuale giallorosso, a differenza anche di quello precedente segnato dalla spinta a sostituire il riferimento della Ue con quello della Russia di Putin, costituisce il punto di arrivo del processo di sostituzione a cui si è aggiunto un ulteriore elemento di novità rappresentato dall’influenza esercitata sui principali partiti dell’area governativa dall’azione politica del Vaticano di Papa Bergoglio. Il risultato non è stata la riappropriazione da parte dell’Italia della propria politica estera ma la piena e completa rinuncia ad esercitare il proprio diritto a tutelare gli interessi nazionali nei rapporti internazionali in favore di tre organismi sovranazionali con l’Onu, la Ue e la Santa Sede.

Quali risultati ha prodotto la convinzione che la politica estera italiana dovesse essere ispirata dalle Nazioni Unite, decisa dall’Unione Europea e segnata dal neopacifismo antioccidentale di Papa Bergoglio?

La risposta è nei fatti. In Libia essere stati a rimorchio di una Onu imbelle ed evanescente e di una Ue condizionata dagli interessi dei maggiori paesi europei ha portato alla sostanziale espulsione del nostro paese. E nel Mediterraneo ed in Medio Oriente, dove le ragioni geopolitiche collocano i principali interessi italiani, il pacifismo antioccidentale di Francesco spinge il nostro paese ad allontanarsi sempre di più dalla tradizionale alleanza con gli Stati Uniti con l’idea che riempire di morale la nostra politica estera ci porti a diventare una sorta di grande Svizzera estranea ad ogni tensione internazionale.

La sostanza, dunque, è che la politica estera del governo giallorosso rappresenta il fallimento del processo avviato nel 2011. Per superare questo fallimento non c’è che una strada. Quella di applicare il principio del “giusto o sbagliato, questa è la mia parte” e stabilire che la nostra parte non può essere un regime teocratico sciita che  vuole cancellare Israele dalla carta geografica e diventare padrone del Mediterraneo ma solo e soltanto l’Occidente!