I diktat inquietanti a Mattarella | Arturo Diaconale

25 Maggio 2018
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Sergio Mattarella è un uomo mite che non pone veti ma subisce diktat. La convinzione può suscitare una ondata di simpatia per l’uomo ma solleva non poche preoccupazioni per il Presidente della Repubblica ed il suo ruolo. La Costituzione non prevede che il Capo dello Stato possa subire diktat da parte delle forze politiche. Neppure se queste forze rappresentano la maggioranza di un governo in gestazione. Il simbolo dell’unità nazionale e massimo rappresentante delle istituzioni democratiche non può e non deve subire imposizioni ed intimidazioni di sorta. Perché se questo avviene non è solo la persona che viene offesa ma è il suo ruolo che viene calpestato con una distorsione del sistema istituzionale dalle conseguenze estremamente pericolose.

Nella storia della Repubblica non mancano precedenti di questo tipo. Il più clamoroso vide Antonio Segni talmente pressato dai vertici della DC dell’epoca da subire un ictus da cui non riuscì più a riprendersi. Ma questi precedenti si riferiscono a vicende eccezionali e servono non a giustificare ma a raddoppiare la preoccupazione per i diktat subiti da Mattarella.

Qualcuno sostiene che se al posto dell’attuale Presidente della Repubblica ci fosse ancora stato Giorgio Napolitano nessuno si sarebbe mai sognato di imporre alcunché al Quirinale. Ma contrapporre la fermezza intransigente dell’ex comunista temprato da mille battaglie politiche con l’arrendevolezza del cattolico progressista condizionato dalla cultura del porgere l’altra guancia non serve a nulla. La realtà è che nel denunciare l’esistenza di diktat il Quirinale ha di fatto ammesso di essere talmente debole da non poterli respingere. Per cui è facile prevedere che le indicazioni di Salvini e Di Maio diventeranno legge per Conte e Mattarella. Ed il Presidente del Consiglio ed il Capo dello Stato si limiteranno a benedire il governo giallo-verde.

D’altro canto se Mattarella voleva resistere ai diktat doveva incominciare respingendo la minaccia o l’incarico a Giuseppe Conte o le elezioni anticipate. Non lo ha fatto prima. Deve piegarsi ora!