Il ministro Tontinelli | Arturo Diaconale

17 Ottobre 2018
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Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, è un buon agitatore politico. In questa veste è andato all’assemblea dell’Ance, l’associazione dei costruttori italiani, e ha definito “allarmante” lo stato di alcuni piloni dei viadotti dell’Autostrada dei Parchi, la grande arteria che collega Roma con l’Abruzzo e con l’Adriatico. Nello svolgere con efficacia il proprio ruolo di agitatore politico, Toninelli ha però dimostrato di essere un pessimo ministro. Perché all’allarme lanciato sullo stato di un’autostrada che viene percorsa giornalmente da migliaia e migliaia di cittadini, avrebbe dovuto affiancare un qualche immediato provvedimento teso a garantire la sicurezza e la tranquillità degli utenti. L’allarme riguarda un pericolo grave e immediato? Toninelli avrebbe dovuto imporre il fermo dell’autostrada. L’allarme non riguarda un pericolo grave e immediato ma solo uno stato di manutenzione ordinario al massimo da accelerare? Toninelli avrebbe dovuto convocare riservatamente i responsabili della Concessionaria dell’Autostrada dei Parchi ed affrontare la questione della manutenzione senza provocare un allarme ingiustificato e generalizzato in qualche milione di italiani interessato al traffico tra Roma e l’Abruzzo.

Ma perché Toninelli ha voluto vestire i panni dell’agitatore politico invece che quelli di un responsabile ministro delle Infrastrutture? Solo perché inadeguato, incapace, inconsapevole e del tutto irresponsabile al punto da essere stato ribattezzato “Tontinelli”? Niente affatto. Il nostro uomo non sarà una cima, ma non è affatto un tontolone come alle volte si sforza di apparire. In realtà la sortita dell’esponente governativo dei Cinque Stelle costituisce un nuovo capitolo dell’offensiva che, dopo la vicenda del ponte Morandi di Genova, il movimento grillino ha lanciato contro le diverse concessionarie delle autostrade italiane. In Liguria è toccato alla società dei Benetton. In Abruzzo ora tocca alla Holding di Toto. L’obbiettivo strategico è di ridiscutere tutte le concessioni e, magari, tornare a nazionalizzare le autostrade espellendo i privati dalle infrastrutture italiane.

Un disegno del genere può essere discusso e contestato ma non si può negare la piena legittimità di una forza politica nel perseguirlo. Ciò che va denunciato, invece, è che un disegno del genere diventa illegittimo e irresponsabile se viene portato avanti sulla pelle dei cittadini. Da adesso in poi chi viaggia sull’Autostrada dei Parchi accenderà un cero alla Madonna (o a San Gabriele, il cui santuario si trova lungo il percorso) al momento della partenza. All’arrivo, invece, potrà legittimamente definire il ministro delle Infrastrutture un pericoloso “Tontinelli” e chiederne le dimissioni!