Se l’opposizione è fatta dai vecchi giornali | Arturo Diaconale

16 Ottobre 2018
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In una democrazia liberale la maggioranza governa e l’opposizione controlla con l’obbiettivo di diventare a sua volta governo. Non è detto, ovviamente, che questo obbiettivo sia facilmente conseguibile e l’alternanza al governo si possa realizzare con una qualche continuità. Ma se la democrazia dell’alternanza è bloccata non in maniera autoritaria ma solo per incapacità dell’opposizione di convincere il corpo elettorale a determinare la trasformazione o di creare le condizioni parlamentari per ribaltare il quadro politico, il sistema continua a funzionare correttamente. Nel breve l’assenza di alternativa non produce effetti negativi. Se invece il sistema risulta bloccato per troppo tempo per assenza reale dell’opposizione, la maggioranza tende a trasformarsi in regime in cui il controllo della minoranza tende progressivamente a perdere di efficacia.

Calate nella realtà politica italiana del momento, queste regole generali rendono evidente due fattori specifici. Il primo è che la democrazia dell’alternanza della Seconda Repubblica si era interrotta nel 2011 dando vita ad una democrazia bloccata che si è rapidamente trasformata in regime durante i tre anni della Presidenza del Consiglio di Matteo Renzi. La seconda è che la fine del precedente regime, provocata prima dalla bocciatura del referendum costituzionale renziano e successivamente dal voto del 4 marzo, ha prodotto un sistema che rischia di bloccarsi e diventare a sua volta regime a causa dell’assenza totale di una opposizione di fatto inesistente e che ha delegato la sua funzione ad alcuni dei principali media tradizionali del Paese.

Semplificando e schematizzando, in sostanza, si potrebbe dire che in Italia l’unica opposizione esistente è rappresentata dai quotidiani cartacei e dai media televisivi che erano i principali puntelli informativi e culturali del precedente regime.

Si dirà che questa anomalia è presente anche negli Stati Uniti ed in tutti i Paesi occidentali dove le forze populiste e sovraniste hanno conquistato il governo a spese dei partiti convertiti all’egemonia della cultura politicamente corretta. Ma mentre negli altri Paesi i partiti tradizionali sconfitti usano i media nostalgici dei vecchi equilibri, in Italia sono i media a cavalcare e condizionare i partiti incapaci di superare il trauma della sconfitta e della perdita del potere.

I media, però, non sono una alternativa alla maggioranza. Possono esercitare il controllo ma al governo non andranno mai. Per cui abituiamoci all’idea che il governo giallo-verde possa diventare un regime. Aiutato, paradossalmente, da una opposizione che si chiama “la Repubblica” ed il “Corriere della Sera”.