Il paradosso degli sfasciacarrozze grilline

8 Novembre 2019
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Lo scenario possibile dell’evoluzione politica del caso ex Ilva è quello verificatosi con la Tav. In Parlamento il Movimento Cinque Stelle vota contro il decreto che reintroduce lo scudo penale per i dirigenti ed i quadri della acciaieria di Taranto e di tutte le aziende in cui si deve realizzare un piano di risanamento ambientale. E per impedire la decadenza del decreto che porterebbe alla chiusura dell’azienda ed al disastro sociale per il Mezzogiorno d’Italia, il centro destra riempie il vuoto lasciato dai grillini e provoca, di fatto, il cambio della maggioranza politica su cui regge il Conte bis.

Se questo evento si dovesse verificare è facile prevedere che il Presidente del Consiglio reagirebbe come già fatto in occasione della conclusione parlamentare della vicenda Tav. Cioè negando il valore politico del voto e separando la sorte del governo da quella della sua maggioranza. Ma è altrettanto facile prevedere che le possibili argomentazioni del Premier, pur andando incontro alla paura della stragrande maggioranza dei parlamentari di finire in una crisi destinata a sfociare in un voto anticipato di tre anni sulla scadenza naturale, non sarebbero in grado di nascondere il senso politico più evidente della questione. Non solo il cambio di maggioranza sull’ex Ilva ma soprattutto la considerazione, quella che Matteo Salvini ha dato alla sua decisione di aprire la crisi in agosto, che con il Movimento Cinque Stelle è impossibile governare il paese.

Nel primo anno dell’attuale legislatura a sbattere il muso contro questa verità è stata la Lega. Ora l’amaro destinato tocca alla sinistra nelle sue diverse articolazioni. Al Pd, a Leu e a quella Italia Viva che dopo aver dato il via con il voltafaccia di Matteo Renzi sul M5S, alla realizzazione del secondo esperimento di presenza grillina nel governo, sembra essersi già reso conto che per il paese era meglio avere un aumento articolato dell’Iva piuttosto che un esecutivo condizionato dagli sfasciacarrozze.

La morale, dunque, è che governare con il Movimento guidato da Luigi Di Maio è dannoso per le forze politiche che lo consentono ed è devastante per la società nazionale che subisce le conseguenze di tanta iattura. All’interno del Pd ci sono ancora molte resistenze a prendere atto della verità emergente dai primi due anni della legislatura. Ma, per fortuna, la consapevolezza che il posto più naturale del M5S è quello di stare all’opposizione a coltivare le follie della decrescita felice, incomincia a diffondersi con forza tra gli stessi grillini. E questa circostanza potrebbe portare al paradosso di essere salvati dagli sfasciacarrozze. Con l’apertura della crisi e le elezioni anticipate a febbraio!