La bicicletta di Giuseppe Conte | Arturo Diaconale

19 Settembre 2019
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Giuseppe Conte era abituato male. Per evitare inciampi e sgambetti in Parlamento su questioni controverse gli bastava trovare l’accordo con i suoi vice Di Maio e Salvini. Loro davano l’ordine ai rispettivi gruppi parlamentari e tutto filava liscio come l’olio. Perché leghisti e grillini avevano nei confronti dei rispettivi capi una obbedienza pronta, cieca ed assoluta. E non avrebbero mai osato trasgredirla per qualsiasi ragione. Figuriamoci quella di coscienza.

Per “Giuseppi”, però, ora la situazione è radicalmente cambiata. Nel M5S l’innaturale alleanza con il Pd ha provocato risentimenti che sono destinati a manifestarsi ogni qual volta un qualsiasi voto segreto in Parlamento consentirà ai risentiti di scagliare il sasso e nascondere la mano. Le tre sinistre, poi, dal Pd a Leu fino a Italia Viva, sono il terreno naturale di ogni forma di dissociazione, contrasto, polemica ed esercizio di fantasia per sgambetti e messaggi intimidatori nei confronti del governo in carica.

Il voto contro l’uso dei trojan e contro l’arresto del deputato Diego Sozzani è solo il primo anello di una catena che è destinata a segnare per intero il futuro percorso del Conte-bis. Il Presidente del Consiglio deve farsene una ragione. D’ora in avanti quando Matteo Renzi vorrà dargli una comunicazione a cui non si può dire di no e quando una qualche corrente del Pd o un gruppetto di dissidenti nascosti del M5S avranno il mal di pancia per provvedimenti non condivisi, le aule parlamentari diventeranno teatro di nuove punture di spillo, scivolate, ruzzoloni. Che non provocheranno un tonfo definitivo con annessa crisi di governo ma che serviranno a tenere sempre sulla corda il Premier ricordandogli che prima aveva a che fare solo con due personaggi difficili mentre adesso se la deve vedere con tanti fantasmi decisi a tormentarlo in continuazione fino al termine del suo mandato.

Della serie: ti è piaciuta la bicicletta? Adesso pedala!