La follia grillina e quella dei loro alleati | Arturo Diaconale

15 Novembre 2019
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Mittal chiude gli altiforni dell’ex Ilva entro gennaio e il governo prepara le carte per quella che il Premier Giuseppe Conte ha definito “la battaglia legale del secolo”. Le due diverse vicende ricompattano il Movimento Cinque Stelle che raggiunge il traguardo della chiusura dell’acciaieria considerato come un obbiettivo identitario della propria azione politica e vede spostare l’intera questione dal livello politico a quello giudiziario, cioè all’altro e principale obbiettivo identitario della propria battaglia rappresentato dalla sostituzione dell’equilibrio dei poteri del tradizionale stato di diritto con il trionfo della supremazia della potere giudiziario sugli altri due.

I cinque stelle ricompattati dietro Luigi Di Maio non si curano del fatto che mentre il governo prepara le carte per la battaglia giudiziaria del secolo destinata ad esaltare il ruolo della magistratura, i diecimila lavoratori tarantini e gli oltre ventimila dell’indotto pugliese e nazionale rischiano la perdita del posto di lavoro. Per loro la questione è di facile soluzione. Se ne occuperà lo stato, con una nazionalizzazione piena o parziale e con l’applicazione a pioggia della cassa integrazione per tutto il tempo (cioè per anni ed anni) necessario per lo svolgimento della battaglia giudiziaria. Il costo di una operazione del genere non turba il gruppo dirigente grillino. Male che vada, lasciano intendere, c’è sempre la Cassa Depositi e Prestiti che può intervenire per tappare l’ennesima falla che si apre sulle casse dello stato. Come se la Cassa fosse una Ong caritatevole privata e non un organismo interno dello stato stesso.

Quella dei grillini può apparire come una posizione folle. In realtà è solo la dimostrazione che per loro l’ideologia della decrescita che porta al pauperismo egualitario a spese di uno stato totalmente assistenzialista (in quanto tale anche totalitario) deve avere sempre e comunque la priorità assoluta sui problemi reali. Di folle, semmai, c’è la passività con cui gli alleati del Movimento Cinque Stelle accettano una azione di governo subordinata alla priorità dell’ideologia grillina sulla realtà del paese. Presto o tardi quest’ultimo chiederà il conto di tanta passività. E sarà particolarmente alto e salato!