L’inutile trattativa con i grillini | Arturo Diaconale

23 Marzo 2018
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Non c’è da stupirsi per il veto grillino a Paolo Romani. E neppure per il rifiuto di Luigi Di Maio a sedersi attorno a un tavolo in cui figura anche Silvio Berlusconi. Si può rilevare come quegli stessi che bocciano il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama non abbiano alcun problema a giustificare i sindaci del proprio movimento finiti nel mirino della magistratura per qualche reato infinitesimale simile a quello contestato all’esponente forzista.

Non c’è da stupirsi per il veto grillino a Paolo Romani. E neppure per il rifiuto di Luigi Di Maio a sedersi attorno a un tavolo in cui figura anche Silvio Berlusconi. Si può rilevare come quegli stessi che bocciano il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama non abbiano alcun problema a giustificare i sindaci del proprio movimento finiti nel mirino della magistratura per qualche reato infinitesimale simile a quello contestato all’esponente forzista. E si può anche aggiungere quanto bizzarro sia assistere all’ostracismo proclamato nei confronti del condannato Berlusconi da parte dei dirigenti di un partito fondato a suo tempo (e garantito attualmente) dal condannato Beppe Grillo.

Si può, insomma, denunciare il comportamento contraddittorio e ridicolo dei dirigenti del Movimento 5 Stelle. Ma è fin troppo evidente che una denuncia del genere non cambia la sostanza della questione. Che non è la ridicolaggine dei grillini, ma la loro pretesa di fare politica a colpi di veti, pregiudiziali e anatemi.

Sbaglia di grosso chi pensa che questo tipo di comportamento porti all’esclusione della politica intesa come arte del possibile. Purtroppo la politica può assumere anche l’aspetto dell’ostracismo pregiudiziale irremovibile. Ma quale tipo di politica? Quella che si realizza nelle democrazie parlamentari nel rispetto delle regole fissate dalla Costituzione? O quella che si promette di far saltare il sistema della rappresentanza democratica e usa il veto personale come arma preferita per raggiungere un obiettivo del genere?

La politica grillina non è del primo tipo ma del secondo. E in quanto tale è perfettamente simile a quella ampiamente praticata da tutti i movimenti e i partiti antidemocratici e a vocazione totalitaria del tempo presente e dei secoli passati.

L’esperienza insegna che con questo tipo di politica non si può dialogare, discutere, trovare accordi di qualsiasi genere. C’è un solo modo di reagire contro chi pone veti. Quello di rispondere con una pregiudiziale uguale e contraria. Non si tratta con chi non vuole trattare.