Per Salvini rischioso continuare a governare con il M5s | Arturo Diaconale

1 Agosto 2019
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Continuare a governare con il Movimento Cinque Stelle significa procurare danni al Paese ed alla stessa Lega. Matteo Salvini dovrebbe tenere conto di questa considerazione. Perché fino ad ora il “Contratto di governo” si è retto su una sorta di scambio paritario di concessioni tra i due alleati. I pentastellati hanno avallato il provvedimento sulle pensioni che era diventato il cavallo di battaglia elettorale dei leghisti. E questi ultimi hanno digerito il “Reddito di cittadinanza” su cui il Movimento 5 Stelle aveva impostato il proprio programma per le elezioni.

I risultati dei due provvedimenti non sono stati brillanti ma, soprattutto, sono risultati sbilanciati. Quota cento ha risolto il problema di una ristretta fascia di cittadini. Il reddito di cittadinanza è apparso come la prosecuzione della linea assistenziale inaugurata da Matteo Renzi con gli 80 euro, ha riguardato meno della metà di quanti programmati ma ha introdotto, con i navigator, la figura dei “clientes” di partito ad esclusivo vantaggio del Movimento Cinque Stelle come è chiaramente emerso con il recente incontro tenuto da Luigi Di Maio con i prescelti. Con l’economia stagnante, a che servono i navigator impossibilitati a distribuire posti di lavoro inesistenti se non a fornire una milizia a carico dello Stato del gruppo dirigente pentastellato?

Per il futuro la posizione dei grillini è fin troppo chiara. In cambio di una autonomia rivisitata e corretta pretenderanno il salario minimo garantito nella loro versione massimamente demagogica. In cambio della Gronda di Genova, il taglio senza copertura del cuneo fiscale. In cambio della ridicola riforma della giustizia firmata da Alfonso Bonafede, l’abolizione del Canone Rai e via di seguito. Cioè in cambio di riforme necessarie chiederanno misure ispirate ad esigenze esclusivamente elettoralistiche destinate a provocare danni inestimabili. Il salario minimo garantito versione Di Maio rischia diventare una fabbrica di disoccupati e di lavoro nero. Il taglio del cuneo fiscale, di per sé una misura ottima, diventa un peso insopportabile non solo per le casse dello Stato ma per cittadini che dovranno pagare nuove tasse per sostenerlo se non si trovano le coperture.

Quanto, infine, all’abolizione del Canone Rai, solo degli avventurosi dementi possono immaginare una misura capace di sconvolgere il sistema informativo nazionale provocando un buco al suo centro, con la scomparsa parziale o completa dell’azienda pubblica, destinato ad essere coperto dalle grandi compagnie radiotelevisive straniere.

D’ora in avanti lo scambio tra Lega e M5S diventa totalmente sbilanciato e carico di conseguenze devastanti per la salute del Paese. Il cambiamento, se mai c’è stato, è fallito. E per i leghisti passare da corresponsabili a complici il passo è breve!