Interrogativi sulla strana benda

31 Luglio 2019
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Strana storia quella del ragazzo americano accusato di aver ucciso il povero carabiniere Mario Cerciello Rega ripreso con la benda sugli occhi negli uffici dell’Arma. Talmente strana da far sorgere una marea di dubbi e di interrogativi. Innanzitutto: perché bendare il presunto assassino? Per confonderlo, per compiere una pressione psicologica, per intimidirlo? In realtà non sembra che il bendaggio faccia parte dei metodi di interrogatorio in uso nel nostro Paese. Tanto più che il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Roma, Giovanni Salvi, ha precisato che l’interrogatorio dei due indagati si è svolto in maniera assolutamente regolare ed alla presenza dei difensori. Inoltre, come può essere saltato in testa ad un qualsiasi carabiniere di scattare una foto dell’indagato bendato: per rivalsa nei confronti del presunto assassino di un proprio collega? O per il vezzo ormai dilagante di immortalare sempre e comunque qualsiasi immagine per poter dire “io c’ero”? E poi, come può essere saltato in testa di diffondere la fotografia senza minimamente prevedere le conseguenze del proprio comportamento?

La spiegazione più probabile è che la causa sia un misto tra dabbenaggine ed esibizionismo da social. Ma come escludere una ragione diversa, più sottile, diretta a creare un caso mediatico dai risvolti clamorosi ed imprevedibili?

Sicuramente non ci sono complotti da smascherare. Anche perché non si capisce quale obiettivo avrebbero perseguito. Ma un minimo di indagine sarebbe auspicabile. Anche perché quella stupida fotografia è diventata una macchia oscura sull’immagine del Paese. Che viene dipinto come un Venezuela mediterraneo dove non esiste alcuna forma di tutela per gli indagati. Rispondere a questa ondata di dileggio, che non è solo esterno ma anche di produzione interna per precisi interessi politici uniti ad una vocazione masochistica imbecille, non è facile. Ma mai come in questo momento servirebbe un atto di difesa forte, compiuto da un governo autorevole e stabile. Cioè proprio quello che non c’è e non ci potrà essere se non dopo un sempre più urgente ritorno alle urne.