Se Raffaele Cantone diventa Minosse

6 giugno 2015
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Era partito con il piede giusto, Raffaele Cantone, quando aveva messo in guardia la presidente della Commissione Antimafia, Rosi Bindi, dal diramare una lista di impresentabili frutto non di una valutazione giuridica ma di un giudizio esclusivamente politico.

Successivamente, però, non ci ha messo molto a scivolare maldestramente sull’esigenza di accontentare chi lo ha collocato al vertice dell’Anticorruzione, trasformandolo in una sorta di icona della legalità di stampo renziano. Di fronte alla necessità di continuare a bacchettare la reproba Bindi, colpevole di attentato elettorale al Premier con la sua sparata giustizialista contro i presunti impresentabili, e di gettare una ciambella di salvataggio allo sceriffo campano di Renzi, Vincenzo De Luca, il buon Cantone ha dimenticato il garantismo di partenza e si è esibito in un’incredibile manifestazione di singolare neo-giacobinismo.

Cantone, infatti, non ha continuato a contestare la Bindi per aver emesso una fatwa politica e non giuridica. Ma ha ribaltato completamente la sua impostazione iniziale sostenendo che la lista degli impresentabili è sbagliata in quanto contenente solo una parte di quelli che non avrebbero mai potuto candidarsi alle ultime elezioni regionali. Come dire che se prima l’iniziativa della Bindi era sbagliata per eccesso, ora va considerata del tutto errata per difetto. Cioè per non aver indicato tutti quelli che a giudizio di Cantone non avrebbero dovuto mai figurare nelle liste elettorali non perché condannati o perché inquisiti, ma perché notoriamente considerati frequentatori di gente di malaffare.

Ma chi dovrebbe mai stabilire il fondamento della notorietà negativa? Cantone non ha fornito una risposta alla domanda. Ma è facile presumere che nella sua scivolata giustizialista sia convinto che questo compito da novello Minosse che giudica e manda lo vorrebbe riservare a se stesso. Il ché introduce alcuni elementi di forte inquietudine. Perché se il criterio ispiratore del Minosse-Cantone dovesse essere quello della vox populi, si dovrebbe mettere in conto l’eventualità di considerare impresentabile il novanta per cento dei candidati a tutte le elezioni che si tengono sotto il Garigliano. E, soprattutto, perché se diventa Cantone il giudice supremo della presentabilità dei candidati alle elezioni, appare del tutto inutile continuare a celebrare questo residuo di democrazia rappresentativa. Tanto vale chiedere al titolare dell’Anticorruzione di scegliere lui chi merita di assumere cariche pubbliche risparmiando soldi, tempo e fatica.

Dice che non è democratico? In compenso, però, è molto decisionista. È renziano!