Si scrive Segre ma si legge Boldrini

31 Ottobre 2019
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Non si debbono vergognare i 98 senatori del centro destra che si sono astenuti sull’istituzione di una commissione straordinaria per il contrasto “al fenomeno dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo e dell’istigazione all’odio e alla violenza” proposta da Liliana Segre. Si debbono invece vergognare quei senatori che si sono nascosti e si nascondono dietro Liliana Segre, la sua storia che simbolizza la tragedia dell’Olocausto e la sua sofferenza per gli antisemiti imbecilli che l’aggrediscono sul web, per portare avanti un progetto di repressione politicamente corretta nei confronti di chi sostiene opinioni politiche divergenti dalle proprie.

Il diritto ad esprimere liberamente le proprie opinioni, purché non siano lesive dei diritti altrui, non è solo sancito dalla Costituzione ma rappresenta il fondamento stesso della democrazia liberale. Se la libertà d’opinione viene compressa, condizionata, limitata è la democrazia liberale che viene compressa, condizionata, limitata in favore di una democrazia illiberale che diventa assolutista e totalitaria in quanto fondata sul primato del pensiero unico imposto dall’egemonia del politicamente corretto.

In Senato, dunque, non si è votato in favore o contro Liliana Segre o per pronunciare una condanna dell’antisemitismo che ogni liberale autentico considera obbligata ed inderogabile. Si è votato per istituire una commissione che dovrà studiare il modo di contrastare “ il nazionalismo” ed i fenomeni di “intolleranza ed odio sulla base di etnia, religione, provenienza, orientamento sessuale, identità di genere o altre particolari condizioni psichiche o fisiche”.

Si scrive Segre, allora, ma si legge Boldini e si cerca di dare una veste istituzionale alla intolleranza nei confronti di ogni critica divergente rispetto al pensiero unico fondato sul principio antidemocratico che le minoranze attive debbono sempre e comunque prevaricare la maggioranze passive e silenziose.

La commissione non nasce per combattere razzismo ed antisemitismo su cui tutti sono d’accordo ma per un preciso fine politico che è quello di criminalizzare le opinioni della parte politica non disposta a subire passivamente le prevaricazioni dell’egemonia politicamente corretta. D’ora in avanti dire “prima gli italiani” sarà bollato come forma di razzismo, proclamarsi amanti della propria identità nazionale una forma di intolleranza inaccettabile, difendere le differenze di genere contro il predominio della confusione sessuale una forma di odio, rivendicare il diritto alle opinioni divergenti su accoglienza, sicurezza, terrorismo islamista una gravissima lesione del conformismo imperante.

Chi ha protestato contro l’astensione dei senatori del centro destra non dia lezioni di liberalismo. Essere liberali significa sempre e comunque difendere la libertà d’opinione. Soprattutto se è divergente e politicamente scorretta!