Di Maio tenta di “bersanizzare” Salvini e Martina | Arturo Diaconale

4 Aprile 2018
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Non c’è alcuna ingenuità nel tentativo di Luigi Di Maio di spaccare il Partito Democratico e il centrodestra proponendo un patto di governo al Pd “derenzizzato” e un analogo patto alla Lega separata definitivamente dal reprobo Silvio Berlusconi. E non c’è neppure la bizzarra pretesa del capo politico del Movimento Cinque Stelle di mettersi a interpretare il ruolo del duca di Mantova nel Rigoletto stabilendo che per lui sinistra e destra pari sono e servono solo come sgabello per la sua ascesa alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri.

Di Maio non sta facendo altro che ripetere lo schema usato dai grillini all’inizio della passata legislatura. Allora la vittima del loro gioco risultò essere Pier Luigi Bersani, che dovette prendere atto della loro totale indisponibilità a qualsiasi tipo di collaborazione governativa. Adesso le vittime designate sono Matteo Salvini e Maurizio Martina che, presto o tardi, dovranno rendersi conto che Di Maio non punta a realizzare alcun tipo di governo ma vuole semplicemente creare le condizioni per quella campagna elettorale permanente con la quale conta di conquistare la maggioranza dei voti nelle future elezioni politiche.

Tra queste condizioni non c’è solo la possibilità di creare uno stato di precarietà permanente e nel frattempo di continuare la campagna elettorale a colpi di lotta ai vitalizi. C’è anche, e soprattutto, quella di imporre la ripetizione dello schema della passata legislatura costringendo centrodestra e Pd alla riedizione di un Nazareno rivisitato che per Di Maio costituisce il miglior brodo di coltura dei successi elettorali del Movimento.

Alla lunga, infatti, il gioco dei veti e delle forzature dei grillini rende indispensabile, sempre che Salvini non voglia andare alle elezioni anticipate alleandosi con Di Maio per gestirle correndo il rischio di fare la fine di Gianfranco Fini, la formazione di un fronte della responsabilità tra centrodestra e sinistra per dare vita a quel governo che Di Maio bollerebbe come “nazarenico” e contro cui imposterebbe la sua continua campagna elettorale.

Questo significa che lo sbocco della responsabilità andrebbe evitato? Niente affatto, Significa, semplicemente, che se il fronte dei responsabili diventa indispensabile va realizzato nel migliore dei modi, con la massima trasparenza e in nome dell’opposizione agli irresponsabili decisi a mandare a picco il Paese pur di imporre il proprio dominio. Come hanno fatto tutti i movimenti totalitari e autoritari del passato!