Le incognite nel calcolo di Conte

22 Gennaio 2020
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Giuseppe Conte si è detto convinto che lunedì prossimo non dovrà lasciare Palazzo Chigi in seguito ai risultati delle regionali in Emilia-Romagna ed in Calabria e tornare all’insegnamento universitario. La sua convinzione non si fonda sulla previsione di una vittoria del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle ma poggia proprio sulla previsione contraria. Conte, in altri termini, sa bene che i partiti della sua coalizione si apprestano a subire una sonora sconfitta ma pensa che ad inchiodare la sua poltrona di Premier sarà proprio la necessità delle forze di maggioranza di fare quadrato per evitare un ricorso alle elezioni anticipate che le condannerebbero all’opposizione per tutta la futura legislatura.

La convinzione del Presidente del Consiglio è sicuramente fondata. Uscire perdenti dalle regionali dovrebbe spingere i partiti governativi a puntare al male minore di un lento logoramento del proprio potere piuttosto che sfidare la sorte di politiche anticipate che potrebbero provocare il loro devastante tracollo.

Sul ragionamento logico di Conte grava però una doppia incognita rappresentata dalle dimensioni delle possibili sconfitte del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle.

Perdere l’Emilia-Romagna sarebbe doloroso per il partito guidato da Nicola Zingaretti. Ma perdere male subendo una cocente umiliazione non provocherebbe solo dolore ma anche una serie di sconvolgimenti interni destinati a riapre una fase congressuale inevitabilmente lacerante e traumatica. Il Pd, in sostanza, rischia di ritrovarsi lunedì 27 gennaio inguaribilmente azzoppato. Con conseguenze inevitabili sulla stabilità del governo.

Ancora più grave, poi, si prospetta la sorte del Movimento Cinque Stelle. Se dal 32 per cento delle politiche dovesse scendere ad una percentuale ad una sola cifra, il movimento grillino si trasformerebbe in un cadavere politico destinato a trascinarsi nella tomba in un abbraccio mortale l’esecutivo giallorosso.

Di fronte ad una situazione del genere è fin troppo evidente che i partiti d’opposizione avrebbero una ragione più che fondata nel chiedere il ricorso alle urne per evitare di far pagare al paese il prezzo di un governo di disperati. Ma prima ancora dell’opposizione a pretendere un chiarimento dovrebbe essere il Presidente della Repubblica al quale non potrebbe più bastare l’esistenza di una maggioranza fondata su un proprio male minore e sul male generale per la nazione.