L’ultima speranza di Salvini è Mattarella | Arturo Diaconale
ANSA/ Paolo Giandotti

18 Maggio 2018
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Se è vero che le idee camminano sulle gambe degli uomini, siamo decisamente in mezzo a un grosso guaio. Perché ci sono poche idee, contenute in un verboso patto per il governo del cambiamento che si presenta come il libro dei sogni dei dilettanti allo sbaraglio. E non ci sono gli uomini le cui gambe dovrebbero portare alla concretizzazione del sogno irrealizzabile.

La ricerca ormai affannosa del nome del Premier, che dovrebbe farsi carico di un piano a cui non ha dato alcun contributo, è diventata inquietante. Dimostra non solo la carenza di classe dirigente dei due partiti che insieme dovrebbero formare la maggioranza del futuro governo. Ma anche che il metodo, strombazzato da Luigi Di Maio come il nuovo modo di fare politica basato sulla precedenza ai problemi degli italiani invece che alle esigenze spartitorie dei vertici politici, è una sciocchezza colossale, frutto di quell’idea tratta dal maoismo della rivoluzione culturale secondo cui ogni persona è assolutamente uguale alle altre tranne i leader che hanno il compito di guidare le masse prive di differenze di sorta.

Matteo Salvini, che ha alle spalle un partito privo di suggestioni maoiste mischiate all’egualitarismo cattolico, farebbe bene a riflettere attentamente sul rischio di farsi coinvolgere nel difetto principale del partner grillino con cui sta per chiudere l’alleanza di governo. È vero che essere andato così avanti nella trattativa lo spinge a non tornare indietro nella paura di assumersi la responsabilità del fallimento. Ed è ancora più vero che le intemperanze anti-italiane dei governanti europei spingono a dare all’alleanza giallo-verde il tratto della autonomia dalle indebite pressioni dei poteri forti d’Oltralpe. Ma finire nel buco nero di una coalizione segnata dal dilettantismo e dalla pochezza della classe dirigente grillina costituisce un pericolo dalle conseguenze devastanti per la Lega e per le sue personali ambizioni politiche.

A salvare Salvini dal finire nella palude dell’inconcludenza non può intervenire nessun altro che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. È sufficiente che il capo dello Stato eserciti le sue prerogative nell’indicare il Premier e i ministri più adatti a gestire una fase politica così complicata come quella attuale. E in un colpo solo può saltare ogni patto e ogni pretesa di realizzare il cambiamento senza gli uomini capaci di farlo. Nessuno avrebbe immaginato che per Salvini l’ultima speranza sarebbe stata Mattarella. Ma ora c’è. Ed è auspicabile che non deluda!