Per Forza Italia il rischio del congresso finto

31 Maggio 2019
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Sono anni che nel nostro Paese i partiti non celebrano più congressi. Neppure il Partito Democratico, dove si riunisce un’Assemblea Nazionale che ha però il solo compito di ribadire la scelta del segretario compiuta dalle precedenti primarie.

Per cui è legittimo chiedersi se la decisione di Silvio Berlusconi di sedare con un congresso autunnale le polemiche scoppiate nel partito dopo la sconfitta elettorale alle Europee (a dimezzare i propri voti non è stato solo il Movimento Cinque Stelle ma anche Forza Italia), sia una possibile soluzione o, viceversa, diventi un nuovo problema.

Un congresso, infatti, presuppone l’esistenza di un partito. Cioè di un reticolo di iscritti distribuiti sul territorio che danno vita a congressi locali allo scopo di scegliere i delegati da inviare al congresso nazionale. Questo reticolo non esiste. Per la semplice ragione che al metodo della selezione dal basso del gruppo dirigente si è sempre preferito il metodo della cooptazione dall’alto dei parlamentari o dei più stretti collaboratori del leader fondatore.

È singolare che a lamentarsi della cooptazione sia chi ne ha ampiamente beneficiato. Ma è ancora più singolare che non si riesca a capire come il metodo della cooptazione sia la caratteristica dominante del partito leaderistico mentre il metodo democratico sia quello dei partiti di massa della Prima Repubblica. Fino a quando Forza Italia rimane il partito del leader Silvio Berlusconi è pura finzione immaginare un ritorno ad un passato che la creatura del Cavaliere non ha mai vissuto o praticato.

Il problema di fondo di Forza Italia è tutto qui. Finché c’è il leader, il partito non può passare al metodo democratico e procedere ad un rinnovamento proveniente dal basso. Questo significa che basterebbe la scomparsa del leader per risolvere la questione? Niente affatto. Perché un partito leaderistico svanisce quando il leader non c’è più. Come dimostra il risultato delle Europee, che è stato sicuramente deludente ma che sarebbe risultato drammatico se non ci fosse stato Silvio Berlusconi.

E allora? Si faccia pure il congresso autunnale finto. Ma nel frattempo qualcuno incominci ad elaborare, autonomamente dal leader, una linea politica da proporre al mondo moderato che non sia la conversione al sovranismo o la corsa a salire sui carri (ancora tutti da costruire) di Carlo Calenda o Matteo Renzi.

I leader passano, ma per continuare a tenere insieme i loro elettori ci vogliono almeno delle idee e dei progetti!