Il pregiudizio politico della Mogherini

17 luglio 2018
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Non è un porto sicuro la Libia dei signori della guerra, dei trafficanti di uomini e di droga, delle milizie e delle tribù in lotta perenne per il controllo del territorio e dei pozzi petroliferi. L’affermazione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è pleonastica. Sarebbe stato ben curioso se il Paese dove regna l’anarchia e il sopruso fosse stato considerato un porto sicuro. Ma, pur trovandosi in questa condizione di caos istituzionale, la Libia non è stata affatto cancellata dai paesi del Vecchio Continente e dalle istituzioni europee. Gli uni e le altre fanno a gara nel trattare con questo o quel signore della guerra, con questa o quella tribù, con questa o quella milizia e, naturalmente, con gli stessi trafficanti di uomini e di droga. Il porto non sicuro è il porto dove gli interessi dei Paesi europei si intrecciano, si accavallano e, naturalmente, si scontrano o si conciliano a seconda dei casi e dei momenti. Tra questi interessi ci sono anche quelli del nostro Paese di non perdere una fonte di energia importante per la nostra economia e di non essere oggetto di ricatti continui da parte degli attori dei caos libico.

Per non subire questi ricatti, che usano la misericordia e la solidarietà nei confronti dei profughi come strumento di pressione per spillare sempre più denaro e aiuti, il Governo italiano ha scelto di chiudere i propri porti e di sollecitare la Guardia costiera libica a far rientrare nei porti di partenza i barconi e i gommoni dei clandestini.

Si può essere favorevoli o contrari a questa misura. Ma non si può negare che la decisione del Governo italiano ha reso il problema dell’immigrazione una questione non più solo italiana, ma dell’intera Europa. E che ha infranto il muro degli interessi degli altri Paesi europei che si erano abituati a scaricare sulla sola Italia il peso dell’immigrazione incontrollata chiudendo i propri porti e le proprie frontiere.

Oggi gli interessi italiani non sono più piegati a quelli degli altri, ma si confrontano con essi in condizione paritaria. Per questo non stupisce che l’affermazione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo venga usata strumentalmente da chi vorrebbe che il problema dell’immigrazione incontrollata tornasse a essere solo ed esclusivamente italiano. Stupisce, semmai, che l’italiana commissaria europea Federica Mogherini si schieri dalla parte degli interessi altrui invece di sostenere quelli del proprio Paese. Ma, si sa, a sinistra il pregiudizio politico è sempre più forte dell’interesse nazionale.