Il vuoto di idee dietro la strumentalizzazione della pietà
La Libia avrebbe lasciato morire una donna e un bambino che erano a bordo di un gommone in difficoltà. Lo denuncia Proactiva Open Arms pubblicando su twitter un video in cui si vedono i due corpi in mare, tra i resti di una barca, 17 luglio 2018. "La Guardia Costiera libica ha detto di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo assistenza medica e umanitaria - scrive il fondatore della Ong Oscar Camps - ma non hanno detto che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e hanno affondato la nave perché non volevano salire sulle motovedette". TWITTER PROACTIVA OPEN ARMS +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ ++ HO - NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

18 luglio 2018
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Non è la chiusura dei porti a provocare le tragedie in mare. Quando l’accoglienza era senza controllo e le navi Ong traghettavano i migranti dalle coste libiche a quelle italiane, donne, bambini e profughi morivano ugualmente. Addirittura in numero superiore a quello attuale. Allora quelle morti venivano utilizzate per tenere sempre più aperta l’accoglienza. Adesso le tragedie in mare diventano uno strumento di azione politica contro la linea della chiusura scelta dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Non stupisce l’uso strumentale di vicende così dolorose. Il cinismo è una componente fin troppo significativa della propaganda e della ricerca del consenso. Per cui, anche se l’eccesso di strumentalizzazione può fare ribrezzo, non ci si deve scandalizzare eccessivamente di fronte alle sparate come quelle effettuate da Roberto Saviano e dai suoi emuli della sinistra.

Nessuno stupore e nessun scandalo, allora. Anche se una considerazione su una così virulenta manifestazione di cinica propaganda deve essere necessariamente fatta. Le grida, le accuse, gli insulti, le proteste dei guru della sinistra e dei loro imitatori nascondono l’assenza di qualsiasi soluzione al problema dei flussi migratori che dall’Africa si indirizzano verso l’Europa e l’Italia. La linea della chiusura dei porti sarà pure rozza, ma è una risposta. Quella secondo cui l’unico modo per evitare le tragedie in mare è tornare all’accoglienza indiscriminata gestita dalle Organizzazioni non governative non è una risposta ma un modo per eludere il problema trasformandolo in una gravissima questione interna al nostro Paese. Come dire che impedendo i naufragi in mare si favoriscono le tensioni razziali, lo sfruttamento del lavoro in nero, la moltiplicazione della manovalanza della criminalità e le violenze singole e di gruppo nelle nostre periferie.

C’è un solo modo per evitare le tragedie in mare e quelle nel nostro territorio. Ed è quello di fare in modo che i flussi migratori non si formino nei Paesi africani. Come? Se non si vuole o non si può usare la forza non c’è altra strada che contribuire a risolvere le cause delle migrazioni con aiuti massicci e continui.